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Francesco
Minà Palumbo (Castelbuono 14 marzo 1814- 12 marzo 1899), medico,
naturalista, filantropo, è stato l'erudito che ha contribuito maggiormente,
con i suoi studi floristici e soprattutto faunistici, alla conoscenza
della storia naturale della Sicilia.
Laureatosi a 25 anni in medicina presso l'ateneo palermitano, perfeziona
i suoi studi a Napoli. L'entusiasmo acquisito in questo ambiente stimolante
e il bagaglio di cognizioni accademiche saranno importanti per la futura
attività di esploratore e catalogatore.
Rientrato a Castelbuono si dedica alla professione di medico ed agronomo
e, contemporaneamente, inizia l'esplorazione sistematica delle Madonie
rilevando dati ed effettuando cospicue raccolte per documentare la geologia,
l'idrologia, il clima, il patrimonio floristico e faunistico del territorio
madonita, dati che verranno illustrati, nel 1844, nella '“Introduzione
alla Storia Naturale delle Madonie”, sua prima opera.
Un elenco completo delle pubblicazioni di Francesco Minà Palumbo
non è mai stato compilato. Il loro numero è molto elevato,
si contano oltre 402 scritti di pertinenza naturalistica- agraria, di
carattere medico e di argomenti riguardanti le attività del territorio
madonita. Tra le più importanti si ricorda “Il Catalogo
dei Mammiferi della Sicilia” (1868) nel quale vengono descritte
molte specie endemiche delle Madonie; “Materiali per la fauna
lepitterologica della Sicilia” (1899) scritto in
collaborazione con l’allievo ed entomologo Luigi Failla Tedaldi;
“Proverbi Agrarj”
(1853 – 1855) apparsi a puntate negli Annali di Agricoltura,
che lo consacrano figura di riferimento in materia di cultura e tradizoni
popolari.
Dell'attività di Francesco Minà Palumbo, oltre alle opere
pubblicate, rimane oggi l’erbario, le collezioni entomologiche e
soprattutto l’iconografia. Tutto questo materiale per circa sessanta
anni è rimasto nella casa dello studioso, gelosamente custodito
dal nipote Michele Morici, che tuttavia, ne permetteva la consultazione
agli studiosi.
Successivamente (le collezioni prima, la biblioteca e altro materiale
poi), è stato affidato dagli eredi di Minà Palumbo al Comune
di Castelbuono, che in un primo tempo lo mantenne nel castello, poi nell'antico
edificio del Banco di Corte dei Ventimiglia, e infine negli antichi locali
restaurati della Badia.
Il valore di questa documentazione è soprattutto storico, ma conserva
ancora il suo interesse scientifico, e lo mostra il fatto che specialisti
botanici, zoologi, ecc., continuano a frequentarlo.
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