Parco delle Madonie

Il parco delle Madonie, “l’isola nell’isola”, è un luogo di grande fascino ed interesse per una serie di tesori contenuti al suo interno, che ne fanno una delle più ricche aree in Sicilia.
L’istituzione del parco delle Madonie risale al 9 novembre del 1989.

Il Parco è distinto secondo una precisa zonizzazione, in osservanza dell’art.7 della l.r. 9.8 1988 n°14:
• zona A, di riserva integrale;
• zona B di riserva generale;
• zona C di protezione o cuscinetto;
• zona D di controllo o pre-parco.

La superficie è vasta complessivamente 39,679 ettari ed ha per vertici Campofelice di Roccella a nord-ovest, Finale di Pollina a nord-est, Petralia Soprana a sud-est, Sclafani Bagni a sud-ovest e per confini il Mar Tirreno a nord, la valle del fiume Pollina ad est e la valle del fiume Imera settentrionale ad ovest. In questo quadrilatero sono racchiusi i territori di 15 comuni: Caltavuturo, Castelbuono, Castellana Sicula, Cefalù, Collegano, Geraci Siculo, Gratteri, Isnello, Petralia Soprana, Polizzi Generosa, Pollina, San Mauro Castelverde, Scillato, Sclafani Bagni. La vetta più alta è Pizzo Carbonara (1979mt).
Il territorio è molto diversificato: fiumi e torrenti, anche se apparentemente scarsi, rappresentano una vera ricchezza nell’ecosistema del parco e sono l’espressione diretta delle continue modificazioni della morfologia di questa area.
Suoli di natura argillosa, sabbiosa, calcarea e dolomitica, spesso stratificati, ospitano resti fossili (molti dei quali ritrovati da Francesco Minà Palumbo il secolo scorso e ben conservati nel museo di Castelbuono a lui dedicato) che rappresentano la chiave di lettura dei processi geomorfologici e climatici avvenuti in tempi assai remoti.
Ad influenzare positivamente la diversificazione floristica e faunistica, hanno contribuito le glaciazione (l’ultima quella di Würm, avvenuta circa 125.000 anni fa). Le temperature miti del territorio madonita hanno garantito infatti la sopravvivenza a molti organismi contribuendo a dare origine a fenomeni di speciazione ed endemismo. Le Madonie si configurano quindi come "motore dell'evoluzione",
sono considerate “l’hot spot” (punto nevralgico di biodiversità) della Sicilia: molte specie animali rare, minacciate dal rischio di estisione, vi hanno infatti trovato il loro habit naturale per vivere e riprodursi.
Il patrimonio floristico è il vero protagonista del Parco, vengono ospitate oltre la metà delle 2600 specie presenti in Sicilia e circa 150 dei 200 endemismi.
Il Parco risulta altresì di estremo interesse per la differenziazione di fasce vegetazionali differenziate molto omogeneamente. La fascia compresa dal livello del mare fino a 400 metri è caratterizzata dalla presenza di vegetazione xerofila e arbustiva tipica del clima Mediterraneo, con esemplari di carrubo, olivastro, lentisco, mirto, pero mandorlino, corbezzolo, erica, euforbia, caprifoglio e alcune varietà di ginestra.
Il piano di vegetazione supra-mediterraneo (1400-1500 metri s.l.m.), è caratterizzato da boschi misti a Rovere ed Agrifoglio, Olmo montano, cerro, biancospino di Sicilia, melo selvatico e faggi, a queste quote sopravvivono gli unici esemplari al mondo di abies Nebrodensis , rinvenibile sui costoni rocciosi di Madonna degli Angeli.


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